Funerali Ascione, il Card. Battaglia: “Troppi giovani uccisi da proiettili assassini. Non possiamo più raccontarci che sono fatalità, che sono coincidenze”

da | Apr 14, 2026 | Uncategorized | 0 commenti

Sorelle, fratelli, siamo nei giorni di Pasqua. Giorni in cui la Chiesa osa dire l’impossibile: che la morte non ha l’ultima parola, che il sepolcro è stato aperto, che la vita ha vinto. Ma questo annuncio, oggi, qui, nella carne della nostra città, non può essere una parola rituale: deve essere una parola vera, forte, che è al contempo promessa e impegno. Promessa di Dio e impegno dell’uomo. Perché mentre diciamo “Cristo è risorto”, continuiamo a fare i conti con morti che ci lacerano, con vite giovani che vengono spezzate, con famiglie che restano sotto una croce troppo pesante: come la famiglia di Fabio. Una famiglia immersa nel dolore, chiusa nel sepolcro di una morte senza senso. Eppure il Vangelo della Pasqua ci parla proprio di questo. Di una Madre trafitta dalla spada atroce della morte del Figlio. Di donne che vanno al sepolcro. Che portano profumi e lacrime. Portano una speranza ormai ferita, stremata. Proprio come la nostra. E trovano invece una pietra rotolata via. E questo parla a tutti noi oggi. Perché anche noi, come città, siamo davanti a troppi sepolcri ancora chiusi. Siamo davanti a troppe pietre che non riusciamo a spostare, a troppi massi che facciamo ancora fatica a eliminare e che occludono il futuro: le pietre della violenza, i massi della rassegnazione, dell’indifferenza.

Sono le pietre di una mentalità che, lentamente, quasi senza accorgercene, ci sta abituando alla morte. Alla morte dei nostri figli. E io, da Pastore, non posso tacere. Da quando sono a Napoli, sono stati troppi i funerali di giovani, di ragazzi, di fratelli uccisi da proiettili assassini, da pistole che non avrebbero dovuto sparare, che richiamano scenari di una guerra che non ti aspetti in una terra così bella, in una città come la nostra. Troppi occhi chiusi per sempre. Troppe vite spezzate. Ogni volta una storia interrotta. Ogni volta un sogno infranto. Ogni volta una famiglia distrutta. E oggi quel volto ha un nome: Fabio. Un figlio di questa terra. Un giovane. Un figlio. E quando muore un giovane, quando muore in questo modo così assurdo non muore solo lui. Muore un pezzo di futuro. Muore una possibilità. Muore qualcosa dentro tutti noi.

Napoli deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio. Perché non possiamo più raccontarci che sono fatalità, che sono coincidenze, che sono storie lontane da noi. Che questa non è tutta la città, perché poi magari ci sono le vetrine, le vie del centro, gli alberghi pieni. Non è così. Napoli è anche questo. È Saturno che mangia i suoi figli. È una madre che non protegge. È una comunità che spezza vite e storie. E quando una vita viene spezzata, si spezza il tessuto stesso della città: si spezzano le famiglie, si spezzano i sogni, si spezza la fiducia, si spezza il senso di appartenenza. E dobbiamo dirlo con forza: noi non siamo ancora una sola città. Siamo troppe città insieme. Ci sono figli che nascono con opportunità e figli che devono lottare per avere il minimo. Ci sono ragazzi che possono scegliere e altri che vengono spinti, quasi senza accorgersene, dentro percorsi che non sono vita. E finché accetteremo questo, finché diremo “è sempre stato così”, continueremo a celebrare funerali invece che costruire un futuro diverso possibile.

Sorelle, fratelli, oggi però qui, in questa chiesa, il Vangelo della Risurrezione ci provoca. Gli angeli del Vangelo dicono: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» È una domanda che oggi viene rivolta a noi: dove stiamo cercando la vita? Se continuiamo a cercarla nelle logiche della violenza, del potere, dell’indifferenza, troveremo sempre e solo morte. E allora oggi dobbiamo avere il coraggio di una parola netta: basta. Basta con l’assuefazione. Basta con i copioni già scritti. Basta con il voltarsi dall’altra parte. Perché il vero scandalo non è solo la violenza. Il vero scandalo è abituarsi alla violenza. Serve una conversione. Una conversione vera. Serve un cambio di passo che coinvolga tutti: istituzioni, scuola, famiglie, Chiesa, associazioni. Serve dare ancor più vigore, e lo chiedo alle istituzioni tutte, a un patto educativo capace di incidere nel vissuto, nel concreto, andando oltre la logica della repressione, ricordando che una sicurezza duratura possono garantirla solo la prevenzione e l’educazione. Serve che ognuno di noi si senta responsabile. Non spettatore. Perché nessun ragazzo si salva da solo. E nessuna città si salva se lascia indietro i suoi figli.

Carissima mamma di Fabio, voi oggi portate un dolore indicibile e vi trovate davanti a un vuoto che nessuno può colmare. Io non ho risposte facili. La Chiesa non ha risposte facili. Ma ha una parola chiara: se Cristo è risorto, Fabio risorge oggi con Lui! Ed è per questo che vi dico: non siete soli. Il vostro dolore è il nostro dolore. È il dolore di Dio stesso, inchiodato alla vostra croce. Ed è proprio da quella croce che Lui può far nascere la speranza. Come discepolo del Risorto, io credo che la vita di Fabio non è perduta. Credo che Dio ha soffiato in lui il respiro dell’eternità quando tutti abbiamo visto nel suo corpo ferito il segno della morte. Si, il Risorto ha ricucito in Fabio ciò che la violenza ha strappato. Porterà a compimento in Lui quei sogni che qui sono stati interrotti.

E ora permettetemi di dire una parola agli amici di Fabio. Ma non solo a loro che hanno condiviso pezzi di strada, risate, fatiche, sogni. Ma a tutti voi giovani di questo quartiere, voi che oggi vi sentite smarriti, arrabbiati, feriti. Impauriti da una roulette russa impazzita e imprevedibile. Ragazzi, vi prego, non lasciate che questo dolore diventi chiusura. Non lasciate che diventi rabbia che distrugge. Fatelo diventare scelta. Scelta di vita. Scelta di bene. Scelta di non entrare in quella spirale violenta che toglie tutto. Non permettete che vi rubino la speranza. Non permettete che vi mettano addosso etichette che non vi appartengono.

Amiche e amici di Ponticelli, questo quartiere non è solo il luogo del dolore: è il luogo di famiglie che resistono, di persone perbene, di giovani che vogliono vivere. Ma proprio per questo, proprio perché la vita qui vale, bisogna dire con forza: basta. Basta alla violenza. Basta al silenzio. Basta alla paura. Dovete essere comunità. Dovete stringervi. Dovete custodire i vostri figli. Oggi, davanti a Fabio, davanti al dolore della sua famiglia, davanti alle ferite della nostra città, non possiamo restare neutrali. Non è più il tempo delle mezze parole. O dei commenti a distanza. E non è più il tempo di aspettare che passi “la nottata”, come diceva Eduardo. Oggi è il tempo di scegliere. Ora è il momento di cambiare. Questo è il giorno in cui il Signore ci invita a risorgere.

Davanti a Fabio dobbiamo dire a questo quartiere e alla nostra città: risorgi, alzati!

Alzati dalla rassegnazione che ti ha fatto credere che niente può cambiare. Alzati dall’indifferenza che ti ha fatto girare lo sguardo altrove. Alzati dalla paura che ti ha fatto tacere quando dovevi parlare. Alzati, Napoli, e ricordati chi sei. Ricordati che sei terra di vita, non di morte. Ricordati che sei fatta di madri che resistono, di padri che lavorano, di giovani che sognano, di comunità che non si arrendono. Non lasciare che siano la violenza e il male a raccontare la tua identità. O che siano pochi a decidere il destino di molti. Non lasciare che i tuoi figli crescano con l’idea che la vita vale meno della forza, del potere, del denaro.

Alzati e scegli la vita. Sceglila nelle scuole che presidiano le tue strade. Sceglila nelle famiglie che fanno del bene e del rispetto della comunità il proprio stile di vita. Sceglila nelle strade abitate da educatori capaci di parlare a quei ragazzi a cui nessuno parla. Sceglila nelle istituzioni che guardano al futuro scommettendo ogni cosa sui più piccoli, anche se non portano voti e non muovono consensi. Sceglila nei silenzi omertosi che diventano parola, perché sanno che l’omertà è il terreno fertile in cui si radicano le mafie, nelle paure che diventano coraggio di dire basta, nelle solitudini che diventano comunità, fino a formare un famiglia, un “noi”.

Sorelle, fratelli la Pasqua che in questi giorni celebriamo non è un ricordo: è una possibilità. È Dio che continua a dire: si può rinascere. Si può risorgere. Si può cambiare. Si può ricominciare. E questa promessa di Dio deve diventare il nostro impegno. Non in un’altra vita, in un altro tempo, ma oggi, qui. In questo momento in cui salutiamo l’ennesimo giovane figlio di questa terra, ucciso da una violenza assassina: Fabio, noi ti affidiamo al Cristo Risorto. A Lui che ha attraversato la morte, che ha conosciuto l’ingiustizia, che è capace di restituire vita e sogni a coloro a cui la vita e i sogni sono stati sottratti.

Ti affidiamo a Lui, perché nulla della tua vita vada perduto. Perché il bene che hai vissuto resti. Perché ciò che ti è stato tolto qui, trovi compimento in Lui. E tu, Fabio, abbi cura del il dolore dei tuoi genitori e della tua famiglia. Non smettere di parlare loro nel silenzio del cuore, di far sentire loro la tua presenza, donando quella speranza che, seppur non toglie il dolore, lo rende meno disperato. Abbi cura dei tuoi amici. Della loro rabbia, del loro smarrimento, delle domande senza risposta. Perché questo dolore non diventi distruzione, non diventi strada sbagliata, ma resti legato alla parte migliore di ciò che avete vissuto insieme. Prega il Signore per i giovani di Napoli. Quelli che ogni giorno stanno sul confine sottile di un futuro che spesso non vedono. Quelli che rischiano di abituarsi a tutto questo, a questa spirale di violenza e di ingiustizia. Quelli che non vogliono arrendersi dinanzi ad alcuna minaccia, rassegnazione, disperazione. E vogliono lottare perché credono in una Napoli migliore.

Tu, Fabio, resta in mezzo a loro come memoria viva. Come una domanda che non lascia tranquilli e un richiamo a ciò che conta davvero. E mentre noi ti affidiamo al Risorto, ti chiediamo di consegnargli anche la nostra preghiera, quella per questa terra da cui non vogliamo fuggire e che vogliamo amare e servire. Assumendoci la responsabilità di cambiare ciò che può e deve essere cambiato.

Fabio, che il tuo nome non resti imprigionato nel dolore, ma diventi una soglia, un varco, un inizio che chiama tutti a rialzarsi. Che sia memoria che scuote, che accende, che obbliga a non voltarsi più dall’altra parte. Lo dobbiamo a te. Lo dobbiamo al respiro spezzato della tua famiglia. Lo dobbiamo a questa città inquieta e viva, ai suoi figli più fragili, troppo spesso lasciati soli.

Che la tua vita spezzata trovi pace e gioia senza fine nell’abbraccio del Signore! Che tu possa essere nella luce che nessuna notte può spegnere, la luce del Crocifisso Risorto! Amen.

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